Mi ero ripromessa di non parlare di serie televisive, per il semplice motivo che avrei ridotto il discorso ad un puro e folle "fangirling".
Ma per una serie tv bistrattata come "The Village", trasmessa dalla BBC One, alla sua seconda stagione, non potevo non trasformarmi nella Giovanna D'arco della situazione.
Fu il mio interesse per il periodo storico della prima guerra mondiale a spingermi a vedere questa serie composta da sei episodi, e la sicurezza che il marchio Bbc trasmette, ormai per me sinonimo di qualità. La mia fiducia nella capacità dei Brits di creare piccoli capolavori non è stata tradita.
Per chi ha visto precedentemente "Downton Abbey", ambientata pressocchè nello stesso lasso di tempo, il paragone è inevitabile, ma non sminuisce affatto il giudizio sull'opera di Peter Moffat, il creatore di "The Village".
Il punto di vista da cui viene analizzata la storia, cornice agli eventi narrati, è diverso nelle due produzioni, e ciò dovrebbe stabilire un differente approccio da parte della critica.
E' qui che viene stuzzicato il mio spirito 'draghesco': di fronte a giudizi affrettati, che sembrano essere formulati da persone che immaginano l'inizio del secolo Novecento come un periodo tutto abiti lussuosi, auto lucenti e relazioni pericolose con chauffeurs marxisti.
E alla critica che giudica la prima stagione di "The Village" grim, ovvero buia, deprimente, triste, si aggiungono i commenti del piccolo fandom nato sui social network, specialmente su Tumblr, dove i fan(atici) sono di casa.
Perchè interessarsi a una serie tv per i contenuti e le vicende narrate, quando si può guardarla solo perchè c'è il giovane attore attraente di turno?
Fortunatamente l'italo-inglese Nico Mirallegro ha anche tanto talento da vendere, ed è apprezzabile non esclusivamente per l'atletico sedere che mostra a pochi minuti dall'inizio del primo episodio.
ATTENZIONE SPOILER! (Evidenziate se volete davvero davvero leggere)
E perchè continuare a seguire la seconda stagione, se proprio il personaggio interpretato dal nostro idolo è morto?
Non sono tanto i commenti assurdi di ragazzine con gli occhi a cuoricino a scandalizzarmi e intristirmi, ma la mancanza di reazioni da parte dei giovani utenti dell'infinito universo Internet alla seconda stagione.
Stagione che si è riconfermata potente a livello emotivo, grazie a degli attori come John Simm e Maxine Peake, e a una sceneggiatura egregiamente stesa da Moffat, che punta su brevi dialoghi profondi e momenti di vita vera.
E se gli spettatori l'hanno snobbata perchè "strappalacrime", beh, si ricordino che è un drama, e non si tratta di finzione volutamente morbosa e stucchevole, ma una riproduzione fittizia di un dramma che ha veramente colpito, scosso e mosso a commozione il nostro mondo, irrimediabilmente.
Vi lascio la recensione del blog Serial Minds, che oltre ad essere scritta in maniera molto più professionale di quanto io possa fare, combacia perfettamente con la mia opinione.
Come al solito ritorno a scrivere spinta da un impulso improvviso, e non posso promettervi di tornare a farlo presto, perchè non sono sicura che lo farò e perchè un po' di suspense non nuoce.
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