Il 18 settembre 2014 è un giorno che rimarrà nella storia.
Il 55% degli scozzesi ha votato NO per l'indipendenza del loro Paese.
Devo ammettere che nonostante i chilometri di distanza, un po' di eccitazione l'ho sentita. La vittoria del "Sì" non avrebbe solo costituito un cambiamento geografico o politico, nè sarebbe stata una mera rivalsa nei confronti degli inglesi, come molti hanno maliziosamente insinuato, e come alcuni hanno davvero inteso.
Da italiana, ho avvertito immediatamente lo spirito che ha pervaso gli scozzesi favorevoli all'indipendenza. Non ho di certo vissuto gli anni del Risorgimento, ma sessant'anni di "Indipendenza" sono pochi e ci sono ancora individui che minano la nostra Unità, con attacchi verbali pericolosi e violenti.
Sapere che, prendendo spunto dalle legittime spinte indipendentiste della Scozia, in Italia, Nazione da poco più di mezzo secolo, ci siano persone che auspicano una separazione tra Nord e Sud del nostro Paese, sulla base di una sottocultura razzista, mi atterrisce.
Se è il popolo di un paese come la Scozia, vera e propria colonia dell'Impero Britannico, con una cultura fortemente caratterizzata, una lingua da preservare, un territorio autosufficiente, a chiedere a gran voce un'occasione per guadagnare potere su loro stessi, è dovuto e doveroso rispondere.
Quando in un paese che quest'occasione l'ha avuta e l'ha sfruttata, un paese con una cultura fortemente caratterizzata, una lingua da preservare, un territorio autosufficiente, vi sono spinte autodistruttive, è necessario prendere spunto dagli ultimissimi eventi in Scozia, per ricordarsi che l'Unità può essere Indipendenza, e viceversa.
Sempre nel rispetto e nel solco di una cultura nazionale che non può essere cancellata nè da trecento anni di "convivenza" nè da un passato di divisione.