venerdì 19 settembre 2014

A proposito di Indipendenza e Unità.

Il 18 settembre 2014 è un giorno che rimarrà nella storia. 
Il 55% degli scozzesi ha votato NO per l'indipendenza del loro Paese. 

Devo ammettere che nonostante i chilometri di distanza, un po' di eccitazione l'ho sentita. La vittoria del "Sì" non avrebbe solo costituito un cambiamento geografico o politico, nè sarebbe stata una mera rivalsa nei confronti degli inglesi, come molti hanno maliziosamente insinuato, e come alcuni hanno davvero inteso. 

Da italiana, ho avvertito immediatamente lo spirito che ha pervaso gli scozzesi favorevoli all'indipendenza. Non ho di certo vissuto gli anni del Risorgimento, ma sessant'anni di "Indipendenza" sono pochi e ci sono ancora individui che minano la nostra Unità, con attacchi verbali pericolosi e violenti. 

Sapere che, prendendo spunto dalle legittime spinte indipendentiste della Scozia, in Italia, Nazione da poco più di mezzo secolo, ci siano persone che auspicano una separazione tra Nord e Sud del nostro Paese, sulla base di una sottocultura razzista, mi atterrisce.
Se è il popolo di un paese come la Scozia, vera e propria colonia dell'Impero Britannico, con una cultura fortemente caratterizzata, una lingua da preservare, un territorio autosufficiente, a chiedere a gran voce un'occasione per guadagnare potere su loro stessi, è dovuto e doveroso rispondere. 

Quando in un paese che quest'occasione l'ha avuta e l'ha sfruttata, un paese con una cultura fortemente caratterizzata, una lingua da preservare, un territorio autosufficiente, vi sono spinte autodistruttive, è necessario prendere spunto dagli ultimissimi eventi in Scozia, per ricordarsi che l'Unità può essere Indipendenza, e viceversa.

Sempre nel rispetto e nel solco di una cultura nazionale che non può essere cancellata nè da trecento anni di "convivenza" nè da un passato di divisione. 







lunedì 15 settembre 2014

Dracarys! #3: Critica ai critici di "The Village".

Mi ero ripromessa di non parlare di serie televisive, per il semplice motivo che avrei ridotto il discorso ad un puro e folle "fangirling". 
Ma per una serie tv bistrattata come "The Village", trasmessa dalla BBC One, alla sua seconda stagione, non potevo non trasformarmi nella Giovanna D'arco della situazione.



Fu il mio interesse per il periodo storico della prima guerra mondiale a spingermi a vedere questa serie composta da sei episodi, e la sicurezza che il marchio Bbc trasmette, ormai per me sinonimo di qualità. La mia fiducia nella capacità dei Brits di creare piccoli capolavori non  è stata tradita. 
Per chi ha visto precedentemente "Downton Abbey", ambientata pressocchè nello stesso lasso di tempo, il paragone è inevitabile, ma non sminuisce affatto il giudizio sull'opera di Peter Moffat, il creatore di "The Village".
Il punto di vista da cui viene analizzata la storia, cornice agli eventi narrati, è diverso nelle due produzioni, e ciò dovrebbe stabilire un differente approccio da parte della critica. 

E' qui che viene stuzzicato il mio spirito 'draghesco': di fronte a giudizi affrettati, che sembrano essere formulati da persone che immaginano l'inizio del secolo Novecento come un periodo tutto abiti lussuosi, auto lucenti e relazioni pericolose con chauffeurs marxisti.

E alla critica che giudica la prima stagione di "The Village" grim, ovvero buia, deprimente, triste, si aggiungono i commenti del piccolo fandom nato sui social network, specialmente su Tumblr, dove i fan(atici) sono di casa.
Perchè interessarsi a una serie tv per i contenuti e le vicende narrate, quando si può guardarla solo perchè c'è il giovane attore attraente di turno? 
Fortunatamente l'italo-inglese Nico Mirallegro ha anche tanto talento da vendere, ed è apprezzabile non esclusivamente per l'atletico sedere che mostra a pochi minuti dall'inizio del primo episodio. 

ATTENZIONE SPOILER! (Evidenziate se volete davvero davvero leggere)

E perchè continuare a seguire la seconda stagione, se proprio il personaggio interpretato dal nostro idolo è morto? 

Non sono tanto i commenti assurdi di ragazzine con gli occhi a cuoricino a scandalizzarmi e intristirmi, ma la mancanza di reazioni da parte dei giovani utenti dell'infinito universo Internet alla seconda stagione.
Stagione che si è riconfermata potente a livello emotivo, grazie a degli attori come John Simm e Maxine Peake, e a una sceneggiatura egregiamente stesa da Moffat, che punta su brevi dialoghi profondi e momenti di vita vera. 

E se gli spettatori l'hanno snobbata perchè "strappalacrime", beh, si ricordino che è un drama, e non si tratta di finzione volutamente morbosa e stucchevole, ma una riproduzione fittizia di un dramma che ha veramente colpito, scosso e mosso a commozione il nostro mondo, irrimediabilmente. 




Vi lascio la recensione del blog Serial Minds, che oltre ad essere scritta in maniera molto più professionale di quanto io possa fare, combacia perfettamente con la mia opinione. 

Come al solito ritorno a scrivere spinta da un impulso improvviso, e non posso promettervi di tornare a farlo presto, perchè non sono sicura che lo farò e perchè un po' di suspense non nuoce. 






lunedì 7 luglio 2014

30 Days Book Challenge: Day 30

"Il tuo libro preferito di sempre".


Rullo di tamburi... "Il Signore degli Anelli"!


E' impossibile che io riesca ad esprimere il mio amore per questo romanzo in poche righe, finisco sempre per dilungarmi per quattro ere. 

E' quel libro che, ogni volta che lo rileggi, ti svela nuovi dettagli.
Quel libro che, non puoi smettere di leggerlo, e finisci col portarlo con te anche in bagno.
E' quel libro che, quando sei triste, leggi un capitolo a caso, e sei subito felice.
Quel libro che, quando lo presti a un amico, stai in ansia, come fosse tuo figlio.


Io ogni tanto lo abbraccio.



domenica 6 luglio 2014

30 Days Book Challenge: Days 28/29

"Il titolo preferito di un libro".

"Un libro che tutti hanno odiato ma che tu hai amato".

Partiamo con il titolo che più mi piace: ''Il Castello Errante di Howl", non so perchè, ma semplicemente suona bene.

Di solito prima di leggere un libro non chiedo a "tutti" se l'abbiano letto e se gli sia piaciuto o meno; tuttavia, tornando ai tempi del liceo, quando la professoressa di letteratura italiana ci 'costringeva' a leggere dei libri, "Se questo è un uomo" non ha riscosso molto successo tra i miei coetanei, mentre io ho davvero apprezzato il romanzo di Primo Levi. 


venerdì 4 luglio 2014

30 Days Book Challenge: Day 27

"Il colpo di scena o il finale più sorprendente".

Io odio le sorprese, e la prima cosa che faccio prima di iniziare un libro è leggerne la trama. Lo stesso con i film e le serie tv; ho lo spoiler nel sangue.

E spoiler sia, quindi se non avete letto tutti i libri de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", che sono un'enciclopedia di 'plot twist', <<fuggite, sciocchi!>>.


Nonostante io fossi preparata psicologicamente, a ogni colpo di scena era come se non sapessi che sarebbe accaduto. La morte di Oberyn, nel terzo volume della serie, per esempio. Ho sperato fino all'ultimo che vincesse. E invece no. 


Poveri illusi.

Ma tra tutte le 'dipartite' inaspettate, i voli pindarici (vedi Stannis che spunta all'improvviso oltre la Barriera), è l'epilogo del quinto ed ultimo, per ora, volume "A Dance with Dragons" che mi ha irreversibilmente scombussolata.

Chi l'ha letto si chiederà perchè, visto che nelle pagine finali muore un personaggio più che secondario, Kevan Lannister. 
Beh, Kevan il reggente, che apparentemente ha domato la leonessa e che ha riportato la "pace" ad Approdo del Re. Cosa succederà nel sesto libro, se mai riusciremo a leggerlo? Chi prenderà le redini del regno? Cersei tornerà più vendicativa e crudele di prima? Cosa accadrà con l'arrivo di Mace Tyrell e del suo esercito? 

E quando le mie domande avranno risposta, Zione?


Annachiti, Martin.


giovedì 3 luglio 2014

30 Days Book Challenge: Day 26

"Un libro che ha cambiato la tua opinione su qualcosa".

Se c'è un autore che, con i suoi libri, è riuscito a cambiare le opinioni di una cocciuta come me, quello è G.R.R. Martin.

Devo ammettere che nonostante io ami profondamente "Il Signore degli Anelli", ho sempre storto il naso di fronte ai libri fantasy, considerandoli, preuntuosamente, tutti delle copie mal riuscite dell'opera di Tolkien. 

Lo Zio Martin è riuscito a farmi cambiare idea, e a rispettare gli autori dei vari sottogeneri del fantasy, che non rimaneggino alla meno peggio spunti tolkieniani.

Questo ravvedersi è merito della scelta di Martin, di scrivere una serie (infinita, ahimè) di romanzi ricchi, sì, di elementi fantastici, ma con un background medievaleggiante, che li rende "vivibili" da parte del lettore. 

Ovviamente, noi paghiamo le conseguenze di questa affinità con il reale, e a ogni "colpaccio" di Martin, il nostro equilibrio psicofisico viene messo alla prova.


mercoledì 2 luglio 2014

30 Days Book Challenge: Day 25

"Un personaggio con cui ti relazioni di più".

In verità, non riesco proprio a rivedermi in nessuno dei personaggi dei libri che ho letto, sono unica nel mio genere XD.
Però, un personaggio con cui mi sento connessa psicologicamente, che riesco a "leggere" come "leggo" me stessa è Eowyn da "Il Signore degli Anelli".


Eowyn, in un mio scarabocchio.