venerdì 3 gennaio 2014

Dracarys! #2: J.R.R. Tolkien vs. G.R.R. Martin.

Quelli che mi conoscono meglio, sanno quanto io ami le opere di Tolkien e come io le difenda accanitamente di fronte a screditatori ignoranti. Sanno anche quanto mi piaccia la serie tv "Game of Thrones", ispirata alla saga fantasy-medievale "A Song of Ice and Fire", scritta da G.R.R. Martin. La saga è composta di cinque volumi, due mancano ancora all'appello, i primi due libri e gran parte del terzo sono già stati adattati per la televisione. Non avevo di certo intenzione di leggere una saga così lunga e apparentemente senza fine, ma quando un mio amico mi ha detto: "Le 'Cronache del Ghiaccio e del Fuoco' sono meglio de 'Il Signore degli Anelli' ", da tolkieniana accanita e aspirante tolkienologa non ho resistito è ho voluto dare una sbirciatina nell'universo creato da Martin.
Al mio amico avevo risposto: "Non si possono paragonare!", ed ho avuto ragione. Lo stesso Martin, grande fan di Tolkien, ha dichiarato in un'intervista di aver subito una grande influenza dai libri di Tolkien, ma sottolinea la distanza tra le due narrazioni, che pur condividono lo stesso genere. Nel caso di Tolkien si parla però di "high-fantasy", sottogenere ispirato alla mitologia norrena, di cui lo stesso autore è considerato padre e capostipite, in cui è la lotta tra Bene e Male ad essere il tema principe. Martin si cimenta invece in un altra "branchia" della narrativa fantasy, ovvero il "fantasy medievale" che all'epicità quasi mitologica degli avvenimenti narrati, accosta un' ambientazione chiaramente ispirata al Medioevo, riprendendone la struttura sociale e la cultura. 
Tolkien, da uomo profondamente cattolico, da filologo e appassionato di mitologia, crea un mondo quasi "ideale", nel quale, alle oscure terre dell'est e ai covi dei malvagi, si oppongono le luminose lande degli uomini e dei saggi elfi, araldi del Bene. Nell'universo creato da Martin invece della simmetrica distinzione tra Bene e Male, che ritorna non solo negli "schieramenti" ma anche nella disposizione spaziale scelta dall'autore, troviamo un mondo caotico, eterogeneo. Westeros, i Sette Regni, apparentemente unificati sotto un unico re, sono in balia della guerra e della rivolta; neanche nell'Est, tra le Città libere e le orde di nomadi e mercenari, c'è un vero equilibrio.
Se quasi tutti i personaggi nati dalla penna del Professore si possono ritenere "integri", ognuno baluardo di coraggio o fedeltà o saggezza, eccezion fatta per coloro che sono vittime dell'Anello o che vengono a contatto con il Male, nei romanzi di Martin non c'è un solo personaggio "tutto d'un pezzo", ma, grazie forse alla narrazione in terza persona secondo il punto di vista (POV) di alcuni protagonisti, si riesce a cogliere nel carattere di ognuno diverse sfaccettature: non c'è il Buono, nè tantomeno il Cattivo. 
"Il Signore degli Anelli" e "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" sono sicuramente scritti con intenti diversi, da due scrittori differenti, nati in epoche distanti, con alle spalle due bagagli culturali di altra portata.
Eleggere il "migliore" tra i due, a livello artistico, sarebbe riduttivo, proprio per alcune delle numerose motivazioni che ho provato ad esporre. Sarebbe difficile anche scegliere uno dei due come libro preferito: entrambe, sono delle Storie che toccano e che insegnano qualcosa, oltre alla semplice narrazione.
E se non mi sento ancora pronta a dire "grazie" a Martin (sbrigati a scrivere gli ultimi due libri, Zio!), mi sento in dovere di farlo nei confronti di Tolkien, oggi, in occasione del suo centoventiduesimo compleanno. 
Come, se non dedicandogli questo misero articolo, io che a lui devo l'aver provato sentimenti quali la meraviglia e la commozione, ogni qual volta io abbia letto i suoi libri? Allora, centoventidue volte Grazie... Al Professore!