lunedì 11 novembre 2013

Memento

Delle tradizioni inglesi non sono mai stanca di sentire parlare, e addirittura sul Remembrance Day, che ricorreva oggi, ho incentrato il percorso interdisciplinare per l'esame di maturità. Quando penso al 4 novembre, che è l'equivalente italiano del Poppy Day, non vedo altro che poco interesse e partecipazione alle manifestazioni organizzate dai singoli comuni per ricordare i propri caduti. Posso capire che è poco condivisibile il sentimento patriottico, l'orgoglio nazionale, che si pensa abbia mosso tutti i soldati morti durante tutte le guerre a cui l'Italia a preso parte, ma ci dimentichiamo che molti di quei soldati, a partire dalla guerra del 14-18, non sapevano quello per cui combattevano, o, pur sapendolo, non lo condividevano ma erano costretti a combattere, anche solo per il bene delle loro famiglie. Durante queste giornate commemorative, si ha la tendenza a ricordare gli "eroi", quelli che hanno ricevuto onorificenze militari e civili, sia perchè ciò che hanno fatto è stato eroico o solo perchè il loro nome è stato ripetuto più e più volte. Ci si dimentica del milite ignoto, di tutti i militi ignoti, quelli di cui il nome era conosciuto ed è stato dimenticato, quelli che non sono più tornati a casa e sono stati rimpiazzati, quelli che non hanno potuto scrivere le loro ultime parole perchè non sapevano farlo e non c'era nessuno a farlo per loro, quelli che sono morti con una bestemmia sulle labbra e quelli che hanno implorato Dio nel loro ultimo istante, quelli che odiavano i "crucchi", quelli che li conoscevano come tedeschi. Può sembrare ipocrita indossare una spilla a forma di papavero per un'intera settimana o un solo giorno, senza riflettere a fondo su quello che si sta ricordando, ma, in realtà, il solo fatto di riconoscere un simbolo, e renderlo il manifesto del ricordo, di ricordarsi, la mattina dell'undici novembre di ogni anno, di appuntarla al petto, l'averla fatta un' abitudine, non offende la memoria dei soldati che sono morti, eroicamente o meno. L'unico rimprovero? Perchè continuare a vergognarsi di ricordare apertamente anche coloro che hanno disertato, feriti e spaventati da qualcosa più grande di loro, indignati e traditi da ciò per cui avrebbero dovuto combattere? Per questo, nonostante il Remembrance Day per me non sia un giorno come un altro, è il Black Poppy che oggi ho appuntato sul mio cuore. 

sabato 19 ottobre 2013

Dracarys #1: Studenti di Lettere vs. il Mondo.

Quando ho deciso che sarei diventata una studentessa di lettere, sapevo quello a cui stavo andando incontro. Crisi a parte, la mia è stata una scelta coraggiosa. Nella mia città, e, credo, nel resto dell'Italia, laurea in lettere=professore. Inutile dire che non è quello a cui ho pensato io. Nero su bianco, nella presentazione del corso di laurea in lettere, tra gli sbocchi occupazionali, figurano tecnici dei musei, delle biblioteche e delle pubbliche relazioni, e con il conseguimento di una laurea magistrale si può accedere in ambiti lavorativi quali redazioni giornalistiche, biblioteche, archivi, istituzioni governative, industrie editoriali... Ho conosciuto persone che dopo essersi laureate e aver partecipato al concorso per l'insegnamento, sono rimaste in attesa della fatidica chiamata, immobilizzati da un modello culturale che, nella loro mente, appare l'unico plausibile. Alla fine della mia prima settimana di lezione, ho capito che, quando mi sarò laureata, anche se mi ritroverò in un panorama lavorativo più scabro della desolazione di Smaug, grazie alla forma mentis che negli anni acquisirò, sarò in grado non solo di districarmi nella giungla sociale italiana, manco fossi Tarzan, ma avrò la possibilità di "inventarmi" un lavoro e vivere in base a delle conoscenze che mi permetteranno di analizzare la società e l'ambiente non con occhi scientifici, ma con la profondità di una mente "ampia" e "selvaggia", anche se pur sempre razionale. Perciò, a tutti quelli che, più che scientificamente, guardano agli studenti di lettere in maniera stereotipata dico: prendete un libro (serio) in mano, arrivate alla fine, prendetene un altro e un altro ancora... poi capirete di cosa sto parlando.